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giovedì 24 maggio 2012

Le mucche sono viola?!? - storie di cioccolato, cacao e schiavitù

Le mucche sono viola?!? - storie di cioccolato, cacao e schiavitù
Romy - Una Vegana in Famiglia
Ringrazio infinitamente Romy Una Vegana in Famiglia per essersi incuriosita ed aver approfondito l'argomento con la ricerca e, per avermi gentilmente concesso di pubblicarla di seguito

The Dark Side of Chocolate



L'altro giorno stavo leggendo un libro - di cui scriverò sicuramente un post prossimamente - che si intitola "Diventare come balsami" di Marinella Correggia. E' un bellissimo vademecum sul comportamento da tenere per un vivere equo, sostenibile ed ecologico. Ad un certo punto sono rimasta colpita da una frase: "...comprate cioccolata soltanto se proveniente dal circuito equo solidale...".Subito mi si è accesa una spia di allarme nella testa. Perché questo monito? Insomma, non è sufficiente comprare prodotti provenienti da agricoltura biologica? E poi perché proprio la cioccolata e non, che so, un carciofo, una bustina di zenzero in polvere o scaglie di cocco? Certo, ero a conoscenza di questo circuito di vendita, ma nella mia testa corrispondeva solo ad un piccolo scaffale dell'Esselunga che esponeva prodotti dal packaging "alternativo". Uno scaffale, tra l'altro, di fronte al quale staziona spessissimo il carrello ricolmo - e momentaneamente abbandonato- di chi si è lanciato nella corsa di "oh cielo, mi stavo dimenticando il dentifricio."
La spia nella mia testa rimaneva accesa e io dovevo capire...cercare...informarmi.E' stato così che ho trovato in rete un filmato molto molto interessante, un documentario girato dal giornalista danese Miki Mistrati. Si intitola The Dark Side of Chocolate e lo potete vedere qui. E' in lingua inglese. Per chi non avesse tempo per vederlo (ma credetemi che merita davvero e dura solo 40 minuti), faccio un breve riassunto:

Il baccello del cacao è grosso e pesante. Si stacca a colpi di macete.


La Costa d'Avorio è il più grande produttore di cacao. Da esso proviene il 42% del cacao di tutto il mondo. E' proprio in Costa d'Avorio, infatti, che si trovano le più grandi piantagioni di cacao, quel cacao che verrà trasformato in cioccolato venduto in Europa e in USA. La cosa triste - e scioccante - è che questo cacao è raccolto da bambini schiavi (proprio così, schiavi!) che in tutta la loro vita non hanno mai assaggiato - e mai assaggeranno - una sola barretta di cioccolato.
Questi bambini provengono da Mali, Burkina Faso, Nigeria. Vengono venduti dai loro stessi genitori o rapiti ai bordi della strade in zone rurali senza che nessuno se ne accorga.

"Prendono i bambini senza dire niente ai genitori"


I maschietti hanno dai 12 ai 14 anni, le bambine dagli 11 ai 12 anni.Il centro di "raccolta" di questa tratta di schiavi è Zegoua dove è situata una grande stazione di bus dai quali vengono "scaricati" dai 10 ai 15 bambini alla volta. Una volta scesi dai bus, i bambini vengono prelevati velocemente con delle motociclette e portati oltre confine. Una volta giunti alle piantagioni della Costa d'Avorio vengono presi in carico da terze persone. Qui vengono sfruttati e fatti lavorare duramente. Picchiati selvaggiamente se lavorano lentamente o se si rifiutano di farlo.

Miriam Marico 12 anni. Se tornerà a casa senza soldi i genitori si arrabbieranno con lei.


I proprietari delle piantagioni pagano tutti gli intermediari di questo traffico:- I rapitori nella terra d'origine dei bambini che coi bus li portano a Zegoua- I moto taxi per far loro varcare il confine- Le terze e ultime persone che li prendono in carico.Al proprietario della piantagione di cacao un bambino costa 230€ trasporto incluso. Si suppone che in questa quota vi sia compresa la connivenza della milizia di confine.
Nel 2004, Guy-André Kieffer, un giornalista franco-canadese che stava indagando sul commercio del cacao, è scomparso misteriosamente nell'aprile del 2004 in Costa d'Avorio. Di lui non si è più avuto notizia.
Ad Abidjan, nel sud della cosa d'avorio, si trovano le sedi delle più importanti industrie di cacao: Nestlè, Cargill, ADM e Barry Callebaut. E' davvero possibile che nessuno sappia niente?? Quello che, invece, si sa per certo, è l'importante giro d'affari nel circuito dei cacao:- il proprietario della piantagione (quello che ha "comprato" i bambini schiavi) vende il cacao al prezzo di 1€/kg agli intermediari.- gli intermediari lo lavorano e lo rivendono al prezzo di 2,5€/kg alle grandi industrie del cioccolato- queste ultime lo ritrasformano in polvere o burro di cacao dal quale otterranno per ogni kg, ben 40 tavolette di cioccolato.

La SAF-CACAO, il più grande esportatore di cacao in Costa d'Avorio
Il più grande esportatore di cacao della costa d'avorio si chiama SAF-CACAO, esporta in USA e Europa. Ali Lakiss, presidente dell'azienda, in un primo momento nega tutto. Solo dopo, quando gli viene contestato il fatto che la stessa Interpol della Costa d'Avorio ha avviato l'operazione BIA e salvato dalla schiavitù oltre 65 bambini, allora ammette che il problema esiste, ma che se fosse reso noto alla stampa e per questo motivo il mondo non volesse più comprare cioccolata, il destino della Costa d'Avorio (o il destino dei mercanti dei bambini-schiavi???) sarebbe catastrofico.

Una schiava-bambina liberata dall'Interpol
Anche Tohe Adam Malick, capo del dipartimento di lavoro della Costa d'Avorio, nega tutto."Avete visto dei pullman carichi di bambini? Vengono qui per le vacanze" questa la sua secca risposta.
Il reporter si reca allora nelle piantagioni di cacao dove vede una realtà raccapricciante. Gli schiavi-bambini muniti di macete, sono già al lavoro. Sono bambini che vengono dalla Burkina Faso, non sono qui in vacanza e non parlano nemmeno la lingua locale.





Una volta tornato in Europa, chiede un'intervista ai maggiori produttori di cioccolato: Nestlè, Mars, Kraft, Cargill, ADM, Barry Callebaut, ma tutti rifiutano sia di rilasciare l'intervista sia di commentare i suoi filmati.
Gli rilasciano un comunicato, sottoscritto da tutti i produttori, dove condannano questa situazione ma dichiarano altresì che non essendo di loro proprietà le piantagioni, non ne hanno l'accesso per effettuare dei controlli. Per questo motivo non si ritengono responsabili.
Al reporter non rimane che recarsi a Vevey in Svizzera e davanti al quartier generale della Nestlé fa allestire un megaschermo gigantesco sul quale proietta le immagini del suo documentario. Si vedono i bambini al lavoro coi maceti in mano, bambini che trasportano pesantissimi sacchi di cacao, bambini rapiti dagli occhi ricolmi di tristezza e paura. Almeno la Nestlé non potrà non vedere, non sapere, non sentire.Ma ecco sentirsi il suono di una sirena. E' quella della polizia che gli si avvicina e gli chiede i documenti."Parla francese?""No, inglese""Cosa sta facendo qui?'""E' un film che riguarda l'Africa...""Ma è un film pro o contro la Nestlé?"
Fedelmente tratto da: http://unaveganainfamiglia.blogspot.it/2012/05/dark-side-of-chocolate.html

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